Cultura leggera, Feuilleton

Con le tartarughe si fanno i pettini -14 di Clementina Coppini

Perché la morte puzza anche prima di essere arrivata, e nella mia mente aveva l’odore del fumo d’incenso dei funerali. Ho sempre odiato l’incenso, per via di quell’olezzo satanico di marciume che stride con le sue ambizioni purificatrici.

Meno male che oltre ai brutti pensieri c’era il vento, che portava via il pensiero del passato, del presente e del futuro, del padre infermo e della bella ragazza. Le nuvole si spostavano e io rimasi all’aperto ad aspettare le stelle.

La mattina dopo, svegliandomi da un sonno che non mi aveva riposato per niente, mi chiamò la mia dea della caccia, cinguettando il suo dispiacere. Voleva consolarmi, pensava di salvarmi. Cosa ne sapeva lei del dispiacere di un figlio tradito? Portava stampata in faccia la beata fierezza di genitori a lei devoti. Mi chiese se poteva rendersi utile in qualche modo. Ma sì, perché aspettare fino a sera? Quel pomeriggio Diana mi consolò davvero tanto.

Sei giorni dopo (O erano quattro? O due? Non ricordo, ero caduto in una plica spazio-temporale) un povero vecchio malato approdava tra le mie mura, di ritorno nella mia vita. Lo accolsi con un sorriso ed ero davvero felice di vederlo. Felice davvero che fosse con me, forse per la prima volta da quando lo conoscevo. Strano, vero? Sorrideva ed ebbi l’assurda impressione che io e lui avessimo qualcosa in comune. Forse era solo la morte.

Gli servii la cena che avevo preparato con cura e bevemmo un vino bianco speciale. Non so cosa di preciso stessimo festeggiando, ma quella fu la prima volta nella mia vita in cui scambiai quattro chiacchiere con lui. Un momento di normalità in un totale disastro non è già di per sé un dono di Dio?

Riuscimmo quasi a ridere insieme, anzi direi che ci riuscimmo, da quella sera. Ogni giorno compravo una bottiglia di vino pregiato da accompagnare a cose buone, perché ciascun pasto con mio padre era qualcosa in più rispetto al previsto. Incredibile come sia diverso il sapore dei cibi, nella prospettiva dell’ultima cena.

I giorni seguenti furono pochi e furono lenti. Vivevo in una specie di limbo, ma a pensarci bene sono sempre stato in una specie di limbo o per meglio dire in limbi diversi. Ho fluttuato per tutta la vita senza mai rendermi bene conto delle cose malgrado le abbia sempre viste con estrema lucidità. Sono fatto così.

 

Segue…

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