Cultura leggera, Feuilleton

Con le tartarughe si fanno i pettini -12 di Clementina Coppini

E così se ne sarebbe andato anche lui. Non ci vuole niente perché la morte attraversi una porta. Un soffio di gelo ed è fatta. Andai a salutarlo nella sua stanza. Era tutto pieno di cannette e flebo, povero Cristo. Mi fece pena. Quelle braccione e quelle grandi cattive che tanto avevano infierito su di me, sulla mia schiena e sulla mia testa, mi sembravano prosciugate e sottili e molto più bianche di come le ricordavo. La mia schiena era senza ematomi, la testa non risuonava più per le botte, ma mi faceva male lo stesso, stavolta però era un male liberatorio, perché, pur essendo causato sempre da quel padre scellerato, nasceva da qualcosa che poteva assomigliare al perdono. O alla catarsi o a qualcosa del genere. So che mi guardava come se fosse ritornato bambino, come se fossi io suo il suo genitore e non viceversa. Aspettava conforto perché si sentiva perduto ma non diceva niente perché era troppo provato per parlare, ma anche perché, avendo sempre mentito a tutti su tutto, non era capace di parlare della sua morte. Nemmeno a se stesso. Forse stavolta aveva ragione lui. Forse l’aver disimparato, o addirittura mai appreso, i metodi della sincerità a volte torna utile.

Per quanto mi riguarda optai per una bugia e gli dissi che sarebbe guarito. A cosa sarebbe servito renderlo conscio di qualcosa che si vedeva non era strutturato per sapere? Mi sorrise e fece segno di sì con la testa. Un sorriso ingenuo che mi fece intuire che aveva capito benissimo ma preferiva fare finta di niente. Aveva attraversato l’esistenza senza comprendere appieno ciò che faceva, senza essere coscio delle proprie azioni, compresi i danni che causava. Quanta gente è così? Miriadi di individui che vivono a caso, nascondendosi come struzzi o alzando la testa come galletti, sempre a sproposito. Tutti uccelli che non sono aquile cacciatrici ma nemmeno prede. Un pappagallino ferito che a fatica tiene aperti gli occhi, ecco cosa avevo davanti. Nel congedarmi pronunciai una frase che non mi sarei mai aspettato di sentire da me stesso.

“Ti porto a casa appena possibile.”

Avevo desiderato che morisse per tutta la vita e ora che il sogno si realizzava non mi divertiva più. La morte mi chiedeva un atto di devozione e io decisi di accondiscendere alla richiesta.

Segue.

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