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Bye bye 8 marzo

In un epoca di ‘fake news’ ci preme chiarire che la festa della donna si basa su una storia falsa.
Narra la leggenda che la festa sia stata istituita per commemorare un grande incendio nell’azienda americana Cotton durante il quale morirono un centinaio di donne. Questo incendio forse non c’è mai stato ma, se anche fosse vero, si dovrebbe parlare di ricorrenza contro lo sfruttamento e a gavore della sicurezza sul lavoro per tutti: uomini e donne.

In realtà gli eventi che hanno portato a definire una data fissa per la giornata per i diritti delle donne sono diversi e vanno dai primi del ‘900 quando ancora si lottava per il suffragio universale, ovvero il diritto al voto per le donne; al 1917 quando le donne russe dimostrarono per chiedere la fine della guerra; fino, per quanto riguarda l’Italia, alla metà degli anni quaranta quando l’Unione delle Donne Italiane ha stabilito di festeggiare la giornata della donna proprio l’8 marzo, uniformandosi alla maggioranza delle nazioni occidentali.

Anche la mimosa non ha alcun valore simbolico. È semplicemente stata scelta in quanto di stagione e poco costosa…oggi, purtroppo, non lo è più.
Tornando al significato, questa ricorrenza è stata istituita per ricordare, da un lato le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne, dall’altro le discriminazioni e le violenze da loro subito nella storia. Sicuramente non è stata pensata affinché, per una giornata, le donne assumessero i comportamenti più volgari e beceri tipici degli uomini.

A metà degli anni novanta ogni ragazza che frequentasse la vita notturna milanese non può non aver incontrato, in occasione di questa festa, gli Angeli della Notte. Un team di spogliarellisti capitanati dai ‘mitici’ Apollo e Zeus. Ovviamente anche noi, curiose come siamo, abbiamo partecipato ad un paio di queste serate ma abbiamo smesso di farlo perché ogni volta ci lasciavano l’amaro in bocca. In effetti succedeva un po’ come nelle giornate di pioggia: tutti usano la macchina, anche chi di solito non lo fa e non è tanto capace di gestire le situazioni impreviste del traffico. Ecco: durante questa serata di festa tutte si sentono autorizzate ad uscire, e questo sarebbe anche un bene, se non fosse che, dopo un anno in gabbia, si sentano giustificate nel comportarsi come tigri scappate dallo zoo laciandosi andare ad ogni sorta di eccesso.

La vera festa della donna si celebrerà davvero solo quando sarà l’ultima. Quando non ci sarà più bisogno di avere una giornata per rimarcare le gravi differenze di genere che ancora esistono. Quando le donne, tutte le donne, potranno scegliere di uscire a festeggiare con le amiche anche senza una ragione e lo potranno fare senza ‘dover chiedere il permesso a nessuno’. Quando le stesse donne avranno capito che la parità di genere non si raggiunge scimmiottando gli uomini: loro sbavano davanti ad una donna nuda e allora dobbiamo farlo anche noi. Tornando ai famosi spogliarellisti, possiamo assicurare che il fantomatico Apollo era molto più affascinante quando, vestito, tornava ad essere Davide.

Questi sono i motivi per i quali non ci piace festeggiare oggi, come anche ci fa soffrire che a Novembre ci debba essere una commemorazione per le donne vittime di violenza. Il nostro desiderio è che alle generazioni future questo non serva più. Ottenerlo sta a noi: dobbiamo educare i nostri figli, le nostre figlie, i nostri giovani al rispetto di sé stessi prima e al rispetto reciproco poi ed insegnare loro il valore racchiuso nella diversità.

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